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ultima modifica: infopoint  29/10/2013

CENNI STORICI

Bernalda 
Bernalda, posta tra i fiumi Bradano e Basento, fu un centro greco esterno alle cinte murarie di Metaponto, forse utilizzato come accampamento dagli stranieri che giungevano nella città delle Tavole Palatine per svolgervi i loro affari. Il centro si chiamava originariamente Camarda e conservò questo nome fino 1470, quando il feudatario Bernardino De Bernaudo, segretario di stato di Federico II d'Aragona, volle ribattezzarlo con il proprio nome: Bernauda e vi costruì il castello. Nel 1609 il feudo passò nelle mani dei Navarreta e vi rimase per due secoli. Dopo aver fatto parte nel periodo risorgimentale del regno Borbonico delle Due Sicilie, nel 1861 passò a far parte del Regno d’Italia. Per quanto riguarda Metaponto l'ipotesi più accreditata circa le sue origini è quella secondo cui furono alcuni coloni greci provenienti dall’Acaia a fondarla nell’VIII sec.a.C.. Essi realizzarono efficienti opere di bonifica e sistemi di irrigazione, rendendo fertili i terreni. Nel corso del VI sec. a.C. la città si alleò con Crotone e Sibari contro Siris. Nel 510 a.C. vi giunse Pitagora e vi fondò una scuola che rese famosa Metaponto per due secoli. Durante la Battaglia di Heraclea, Metaponto si alleò con Taranto e, successivamente, divenne una colonia romana. Venne abbandonata  nel I sec. d.C. in seguito ad un’alluvione. Intorno all'XI sec. d.C., in un'area posta più a sud, sorse un villaggio chiamato Torre  di Mare, anch’esso abbandonato nel XVII sec. a causa della malaria.

 

Colobraro
Paese del Preappennino Lucano (665mt). Fondato tra il IX/X sec dai Monaci Basiliani. Più probabilmente le origini del Paese risalgono al periodo Medievale, tra il X ed il XII secolo, con la realizzazione del Castello. Intorno al 1500 il castello subì degli ampliamenti e interventi artistico-architettonici voluti dai Principi Carafa. Ultimi proprietari i Donnaperna. Nel 1500 venne costruita la Cappella gentilizia dell’Icona quale corpo aggiunto alla chiesa Matrice. Tra il 1500 ed il 1600, venne edificato il Convento dei Francescani dell’Osservanza. Annessa al Convento la chiesa intitolata a Sant’Antonio da Padova. Negli anni ’70, viene progettata dall’arch. Nicola Pagliara dell’Università di Napoli, la nuova Chiesa in pietra di Trani e Cemento Armato. Il nome Colobraro deriva da “coluber”, ossia “luogo di serpenti” ovvero da “columbarium” che letteralmente significa “luogo di colombi”. La nomea di Colobraro deriva da un aneddoto risalente agli anni ’40 che, portò a Colobraro la nomea di “Quel Paese”, in modo da non pronunciare il nome Colobraro: foriero di jella.

 

Montalbano Jonico
Montalbano J.co sorge su una collina di argilla bianca, alla sinistra del fiume Agri, in una stupenda posizione dalla quale si può ammirare il paesaggio spettacolare dei Calanchi. Secondo la  memoria popolare, il paese sorse nel III sec. a.c., a seguito della battaglia di Roma contro il re dell’Epiro. Dopo la sconfitta di Pirro, i lucani , temendo la reazione dei Romani, pensarono di rifugiarsi sulla collina, dove fu costruita la prima cinta muraria a scopi difensivi e il castello. Divenuto feudo nel periodo medievale, il piccolo centro fu dominato dai Bizantini, i Longobardi, i Normanni e dai Sanseverino. Nella seconda metà del XVI sec. fu saccheggiata e incendiata dai Turchi. Nel 1735 il re Carlo III di Borbone concesse il titolo di “città” a Montalbano e fece aggiungere la corona reale allo stemma civico. Nel 1799 e in epoca risorgimentale, la città, si schierò apertamente contro il movimento borbonico, contribuendo alle lotte che portarono all’Unità d’Italia. Mastrangelo, Fiorentino, Lomonaco e tanti altri furono i montalbanesi che si schierarono contro i tiranni e subirono la furia dei Borboni. Finito il Risorgimento e, ottenuta l’Unità d’Italia, il paese visse un periodo di buon progresso economico e culturale.

 

Nova Siri
Nova Siri è un paese della fascia Ionica metapontina diviso in “Marina” e “Centro Storico”. L’origine più probabile è da attribuirsi ai Troiani e, sulla base di recenti studi, si ipotizza che Siris non fosse una città unitaria ma una città “kata-komas”, un insieme di villaggi, che prenderebbe il nome da quello principale situato in prossimità del fiume Siri. Divenuta una delle maggiori città della Magna Grecia, entrò in competizione con le limitrofe Metaponto e Sibari che, nel conflitto avvenuto intorno al 560-550 a.C., rasero al suolo la pacifica Siris e parte degli abitanti si rifugiò sul colle roccioso sul quale attualmente è situato il centro storico di Nova Siri, dando origine al primo insediamento. Con l’arrivo delle legioni Romane, l’altura divenne un importante accampamento militare chiamato “Castrum Boletum” (luogo chiuso e fortificato) e successivamente “Bollita”. Nel 1872, con Regio decreto del Re Vittorio Emanuele II, pressato dai Consiglieri comunali che mal gradivano il nome Bollita, assunse il nome di Nova Siri in memoria dell’antica Siris. Dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale, Nova Siri, si è contraddistinta per la vocazione agricola e turistica balneare.

 

Pisticci
Uno dei più ridenti borghi della Basilicata è Pisticci, 364 m.s.m e ca. 18.000 anime, distribuite tra centro storico, frazioni e borgate che dalla collina, stretta tra pianura e calanchi, si susseguono verso il mare. Terzo comune della regione per numero di abitanti, è polo industriale di forte attrazione: ospita gli impianti per la produzione dell’Amaro Lucano ed è stata negli anni ’60 del secolo scorso la protagonista della fase d’industrializzazione del fondovalle del Basento.  Diversi ritrovamenti di utensili e di antiche necropoli fanno risalire l’origine di Pisticci all’età del Ferro ed attestano in loco, già dal VII sec. a.C., d’importazioni e produzioni ceramiche o imitanti quelle della costa ionica o decorate con motivi “a tenda” e geometrici. Al Pittore di Pisticci, primo ceramografo attico ad utilizzare la tecnica delle figure rosse, si deve la realizzazione, nella seconda metà del V sec. a.C.,  di grandi vasi, recuperati a Pisticci e, oggi, conservati nei maggiori musei del Sud Italia ed Istituzioni a carattere anche internazionale. Il periodo della dominazione romana è di ricostruzione presunta e bisognerà aspettare l’XI sec. perché venga creato dai normanni il feudo di Pisticci, appartenuto nei secoli a diversi signori, e a cui fa riferimento la prima organizzazione urbana della città.  Diviso in una parte alta, rione Terravecchia, e in una parte bassa, rione Dirupo, il centro storico di Pisticci è tra le “100 Meraviglie d’Italia” che il Ministero dei Beni Culturali intende salvaguardare.

 

Policoro
Policoro, dal greco “spazioso”, è posizionato sulla fertile pianura di Metaponto a tre Km dal Mar Ionio in cui si insediarono due importanti colonie greche: Siris fondata da un gruppo di esuli greci provenienti dalla Turchia ed Heraclea,
fondata da Taranto nel 434 a. C., che prese il suo nome da Ercole, il mitico eroe delle dodici fatiche. Nel 280 a.C. il re Pirro d'Epiro vi sconfisse i Romani; a questo periodo risalgono le tavole bronzee di Eraclea, oggi conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nel 212 a.C. la città fu conquistata da Annibale, diventando nuovamente fiorente. Successivamente con il passaggio di Spartaco, nel 72 a.C., la popolazione si rifugiò sulla parte alta della collina, intorno ad un nucleo abitato che nel periodo medioevale sarà denominato Polychorium. Nel 1232 fu punto di riferimento per la spedizione di Federico II contro i ribelli di Sicilia. Il feudo di Policoro in seguito passò sotto diverse proprietà, come i Sanseverino, i Gesuiti, la principessa di Gerace e al barone Luigi Berlingieri alla fine dell’800. Negli anni ’50 la riforma agraria e l’autonomia comunale fecero assumere a Policoro l’attuale fisionomia.


Rotondella
Il Comune di Rotondella è situato nella parte meridionale della Lucania prospiciente il Mare Ionio, in un territorio a nord morfologicamente caratterizzato da pianure discendenti a gradonate verso la costa, intersecate da ampi letti torrentizi che giungono direttamente al mare, e a sud-ovest dallo sviluppo di catene montuose. Si trova in posizione quasi centrale rispetto ai limiti storico-geografici del vasto territorio della Siritide, ovvero quello dominato dall'antica Siris-Eraclea.  Definita il “balcone dello Jonio” per la sua felice posizione, era nota nell’antichità come Rutunda Maris. L’attuale centro urbano si è sviluppato attorno ad un nucleo originario (palazzo baronale e Torre) edificato tra il 1515 ed il 1520. Un punto eccezionale di osservazione in epoca romana e tardo medievale; un luogo sicuro dal quale era possibile difendersi dalla malaria, dalle incursioni turche successivamente. Ancora oggi il paese si presenta visivamente come una vera rotonda, poiché l'assetto urbanistico del centro abitato segue l'andamento rotondeggiante del colle secondo le curve di livello, disegnando la viabilità in forma di una spirale che partendo dalla cima si snoda lungo le pendici.

 

Scanzano Jonico
È situato lungo il litorale jonico a meno di 1 Km dal mare. Le sue origini risalgono al Medioevo, quando era un casale sotto il controllo dei monaci basiliani, il cui Monastero fu trasformato in palazzo baronale. A causa delle continue invasioni degli Elleni, dei Romani , dei Longobardi e dei Saraceni, Scanzano subì un lungo degrado che costrinse le popolazioni superstiti a spostarsi sui monti dell’entroterra. Tra il 1860-1865, il territorio boschivo e paludoso fu complice rifugio dei briganti come Ninco Nanco e la sua donna, la brigantessa innamorata che lo seguiva in tutte le sue avventure. Dagli anni ’50 con le opere di Riforma Fondiaria, fu in gran parte espropriato e consegnato in “poderi” o “quote” ai cosiddetti “assegnatari” determinando la nascita della piccola proprietà contadina. Solo nel 1974 divenne comune autonomo e nel 2003 il Ministro dell’Interno concesse il titolo di “Città”. Oltre all’agricoltura un’altra fonte di ricchezza è data dalle risorse naturali e dal turismo. L’acqua cristallina, la sabbia dorata, le pinete, gli ecosistemi dei fiumi e delle aree circostanti fanno di Scanzano un territorio tutto da vivere e da scoprire.

 

Tursi
Tursi si dice edificata dai saraceni nel X secolo questo centro, ed il quartiere Rabatana sarebbe il luogo in cui essi si installarono, per meglio controllare sia Anglona sia le sottostanti valli. Ma non furono, i saraceni, i primi ad arrivare in zona. Gli storici locali fanno risalire le origini di Tursi alla seconda metà del V secolo, ai Goti che, dopo aver distrutto Anglona nel 410 d.C., avrebbero costruito un Castello sulla collina ove sorse successivamente il primo nucleo abitato, popolato dagli stessi profughi della distrutta Anglona. Intorno al 850 d. C. i Saraceni conquistarono Tursi che a quel tempo era limitato alla zona della Rabatana. Gli arabi abitarono il nascente borgo e lo ingrandirono. La loro impronta è presente nel dialetto, negli usi e costumi e nelle case della Rabatana. Durante la breve permanenza dei Saraceni il borgo prese consistenza e fu denominato Rabatana a ricordo del loro borgo arabo (Rabhàdi).  Nel 890 i Bizantini sconfissero i Saraceni e rioccuparono l’ormai notevole "borgo Saraceno”. Sotto i Bizantini lo sviluppo demografico ed edilizio fu notevole e l’abitato si estese verso valle, assumendo il nome di TURSIKON, da Turcico suo fondatore.

 

Valsinni
Valsinni è un piccolo comune italiano della provincia di Matera in Basilicata. Il nome è relativamente recente; infatti fino al 1873 si chiamava Favale. Quest'ultimo nome significherebbe terra ricca di sorgenti d’acqua o di fave. Favale è stata probabilmente fondata da profughi della vicina “civitas” longobarda di Serra Maiori. Il documento più antico, in cui compare il nome di Favale, è una pergamena del 1092, un atto di donazione, da parte del signore Guglielmo, in favore di monaci cavensi, della chiesa di San Michele con annessi vigneti. Il borgo medievale, caratterizzato da un’architettura povera ma suggestiva, costruito su uno sperone roccioso che si protende verso il fiume Sinni, è fatto di vicoli concentrici, comunicanti tra loro attraverso i caratteristici “gafii”, passaggi coperti a volta, è dominato dal castello feudale, custode della storia di Isabella Morra, poetessa del ‘500, morta per mano dei fratelli. La parte nuova si adagia lungo la riva del fiume Sinni, le cui acque furono cantate dal poeta greco Archiloco. Dal 2001 Valsinni può fregiarsi della BANDIERA ARANCIONE, marchio di qualità turistico-ambientale certificato dal Touring Club Italiano.

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